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L’ANNO SOCIALE DI VERONA IN GIOCO E’ DEDICATO ALLA PAROLA “RISPETTO”

L’ANNO SOCIALE DI VERONA IN GIOCO E’ DEDICATO ALLA PAROLA “RISPETTO”

È trascorso ormai un anno dalla nascita della nostra associazione.
Per assicurarvi la nostra completa dedizione a questo lavoro, ci sentiamo in dovere di chiarire qualsiasi incertezza circa l’obbiettivo che l’associazione perseguita da principio. Attraverso il nostro progetto ludico-didattico che esponiamo in questo spazio, miriamo alla sensibilizzazione di una tematica che negli ultimi decenni sta perdendo la propria posizione centrale di importanza nel sistema socioeducativo sia delle famiglie sia della scuola, i quali dovrebbero essere i primi a valorizzarla.

Si tratta del rispetto.

Il rispetto è l’ingrediente essenziale per l’impasto di un buon rapporto sano. Per rapporto non intendiamo solo quel legame che inevitabilmente si istaura con i propri coetanei e amici, ai quali abbiamo selettivamente deciso di indirizzare il nostro rispetto, privilegiandoli tra una massa di persone ai nostri occhi comuni e insignificanti. No, noi aspiriamo, con il nostro progetto, alla diffusione di un messaggio molto più ampio e universale: il rispetto inteso come mezzo imprescindibile per compiere, secondo l’etica della società, quelli che sono gli scopi dell’umanità e quindi il raggiungimento di un equilibrio in tutta la comunità umana, partendo dall’equilibrio delle piccole unità che la compongono, cioè le famiglie.

Oggigiorno è impossibile non notare come la mancanza di rispetto stia inquinando ogni istituzione sociale: in primis la famiglia, nella quale i genitori non reagiscono all’insolenza dei figli, non abituandoli così ad abbassare la testa quando si trovano di fronte a delle figure autoritarie; in secondo luogo la scuola, dove gli alunni hanno perso ogni traccia di rispetto per la figura dell’insegnante, il quale spesso è pubblicamente rivestito di insulti, e degli ambienti stessi della scuola, le cui pareti sono ricoperte di graffiti; infine ogni luogo pubblico, dove è raro trovarvi panchine e giochi per bambini intatti e nei quali sono pochi i ragazzi che si preoccupano di non lasciarvi al loro passaggio dei rifiuti.

“Un tempo era grande il rispetto per una testa ricoperta di capelli bianchi” scrisse Ovidio, e se ciò era vero all’epoca degli antichi romani, a che punto siamo arrivati adesso? In base all’affermazione del poeta latino, possiamo immaginare che il rispetto in origine fosse una pietra, maestosa e venerata da tutti, ma con il passare dei secoli è stata consumata dalle intemperie, rendendola meno maestosa e perciò venerata da meno persone, giungendo ai tempi nostri solo come un piccolo ciottolo, ridicolo e sconsiderato.

Sorge ora naturale chiedersi quali siano le cause del deterioramento di questa antica pietra. L’atteggiamento che spinge una persona a mancare di rispetto ad un’altra è senza dubbio la spregiudicatezza nelle deduzioni, ossia cementarsi su opinioni e giudizi senza prima aver valutato ogni strada possibile; questa tendenza al pregiudizio è dovuta in particolar modo al disincanto delle nuove generazioni: i ragazzi, infatti, non si interessano di politica, dei cambiamenti climatici, quindi di ciò che potrebbe essere il loro futuro, e nel piccolo non si interessano del benessere reciproco tra coetanei.

Il disincanto dei giovani è causato dall’eccessiva sicurezza che il progresso scientifico sta dando alla società: un tempo l’uomo si meravigliava perché nel cielo vi erano le stelle, ora sa che si tratta di un ammasso di gas e polveri, un tempo l’uomo si meravigliava nel fare la sua prima chiamata in una cabina pubblica, ora sa che gli basta mettere la mano su uno schermo per comunicare con tutto il mondo, un tempo l’uomo si meravigliò ma ora sa, sa troppo.

Forse per provare di nuovo quel senso di meraviglia si dovrebbe tornare alle origini, e questo è ciò che proponiamo nel nostro spazio: un ritorno ai giochi dell’antichità per recuperare quei valori, tra cui il rispetto, che la superbia dell’uomo, come una tempesta, sta deteriorando. Infatti, è proprio dall’educazione dei propri figli che bisogna partire per ristabilire quell’antico equilibrio, quindi quale migliore modo se non giocando insieme, genitore e figlio, con i giochi usati in diversi periodi storici e quelli che saranno usati nel futuro?

In questo modo il nostro spazio cerca di sensibilizzare, dai più piccoli ai più adulti, sul rispetto nel rapporto genitore-figlio, che di conseguenza si rispecchia nel rapporto insegnante-alunno e che nel futuro si manifesta nel rispetto per l’ambiente e i luoghi pubblici. Grazie al rispetto che così ognuno riceverebbe, più persone si sentirebbero apprezzate, imparando a rispettare in primo luogo sé stessi, e, come disse F. Caramagna, “se si vuole migliorare il genere umano, bisogna iniziare rispettando sé stessi”.

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